Ancora sull'Estonia

Secondo le ultime analisi, l’attacco all’Estonia non sarebbe stato lanciato da siti del governo russo, ma sarebbe stato un attacco distribuito sia come fonti sia come sistemi. Sarebbe comunque riconducibile al nazionalismo russo. Cosa cambia? Prima di tutto, mi sembra che sarebbe stato piuttosto naïf aspettarsi che un’analisi del traffico portasse al Cremlino. Casomai, ci si poteva aspettare un simile risultato da un’analisi delle reti sociali dietro all’attacco, posto che fosse possibile realizzarla. E che gli attacchi siano arrivati da computer in tutto il mondo è abbastanza ovvio, è l’essenza dei DDoS, e anche il principale motivo per cui in un post precedente dicevo che costruire dei confini in una logica di firewall sarebbe poco efficace.

Cosa cambia quindi? Dal punto di vista politico, certamente qualcosa cambia: l’attacco non è direttamente e ufficialmente riconducibile al governo russo. È peraltro riconducibile a nazionalisti russi, a quanto pare. Certo, un’analisi politica della questione non è nelle mie competenze. Tuttavia, se guardiamo la sostanza del problema, ovvero i disservizi, le tecnologie che li hanno permessi e il fatto che l’attacco sia stato un mezzo di pressione di un gruppo nei confronti di un paese, non cambia niente. Anzi, conferma quanto dicevo nel post precedente: non serve una guerra per avere questi disservizi, e non serve un governo per avere le risorse necessarie per causarli. Ancor più quindi dopo queste ultime analisi, dovrebbe essere evidente quanto è urgente affrontare il problema di rendere meno praticabile questo tipo di attacchi.

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Finito il disservizio!!!…???

Oggi in tarda mattinata ho riavuto la mia connettività ADSL. Sono circa sei giorni di fermo. Tutto questo senza che ci fossero problemi sul famigerato “ultimo miglio”, perché per tutto il tempo il led dell’ADSL ha continuato a splendere felicemente, solo la parte LCP (quindi PPP e seguito) era ferma. SLA violati? Nei miei confronti probabilmente no. Dopotutto, il contratto dice che la mia segnalazione di guasto deve essere presa in carico entro le successive 24 lavorative, e si arriva a lunedì sera. Poi, non ci sono impegni sui tempi, specialmente se è coinvolta una “terza parte”, cioè Telecom. La quale ci ha messo più delle 48 ore “canoniche”, ma nei miei confronti non ha alcun impegno. In effetti, spesso sono stati più celeri nel venire a riparare i guasti al cavo.

Tutto bene quindi? Naturalmente no. Resta valido il discorso del post precedente. La connettività che ho comprato è la stessa che hanno tante piccole e medie imprese. Se vogliamo spostare in rete attività come il rapporto con le banche, con la pubblica amminsitrazione e con i partner commerciali, magari in Europa o nel mondo, la connettività deve essere garantita con gli stessi livelli di servizio delle altre infrastrutture critiche, se non di più. Mentre riesco a essere comprensivo quando rimango senz’acqua per la rottura di una tubazione (ma mai sei giorni!!) o senza corrente per un temporale (al più per qualche ora), sono molto meno comprensivo verso chi deve gestire un guasto in un sistema informatico in centrale. È chiaro, qui c’è anche il solito giochino del rapporto cliente-ISP/ISP-Telecom, ma il giochino funziona perché è credibile e funziona.

E allora? E allora, mi sembrerebbe molto sano vedere la rete fisica gestita separatamente dal resto dell’offerta Telecom, ma solo se chi gestisse l’infrastruttura poi dovesse rispettare degli SLA degni di un’infrastruttura critica, e se questi SLA si dovessero poi ribaltare in chi, a questo punto, fornirebbe dei servizi di pubblica utilità, e non potrebbe quindi trascurare i disservizi solo perché c’è il finesettimana…

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Connettività: siamo indietro di un secolo (e non lo sappiamo)

Ho appena finito di dire che uso un provider più caro per avere garanzie di disponibilità, ed ecco che mi trovo da tre giorni senza ADSL. Per fortuna ho il backup ISDN e quindi anche la telefonia non IP (e io che pensavo di cambiare…). Lavoro con un ventesimo della banda abituale, ma in qualche modo lavoro. Il provider dice che è colpa di Telecom (la tratta ATM) e diciamo che gli credo, anche perché in realtà al momento non mi interessano le colpe. Mi interessa invece il concetto che un’area geografica possa rimanere “isolata” per tre giorni, e da quanto mi dicono saranno di più: se il problema è sull’ATM, allora un bel pacco di utenti di Pisa è isolato quanto me. Se ci riportiamo alla telefonia tradizionale, per trovare una situazione simile, con la frequenza con cui questi guasti accadono, credo che si debba tornare indietro nel tempo di parecchio. Naturalmente si può obiettare che sono solo i clienti di un provider ad essere isolati, ma dato che questo tipo di rapporto fra carrier e isp è connaturato nel modo in cui viene offerta la connettività adesso, da un punto di vista di servizio la cosa mi sembra irrilevante. Quello che succede è che nel modo in cui è offerta la connettività all’utente medio, è normale che un gruppo di utenti rimanga isolato per parecchi giorni.

Mi viene quindi da pensare a tutte le solite discussioni che sento su come aumentare la banda, sulla fibra a casa eccetera, e sinceramente mi viene abbastanza da ridere. Perché tutti i servizi seri che servirebbero per trasformare Internet in una vera infrastruttura di supporto al Paese, compresa la videoconferenza, passerebbero tranquillamente sulla mia banda attuale di 1 Mbps su rame; l’aumento di banda serve principalmente per l’intrattenimento, che francamente (non me ne voglia chi ci guadagna) considererei un problema secondario. Il problema è che se devo basare su questa connettività il mio rapporto con la banca, con le pubbliche amministrazioni o con i miei clienti, non mi posso premettere di restare isolato per tre giorni. Mi chiedo allora: è accettabile che i tempi di risoluzione dei guasti di un’infrastruttura critica si misurino in giorni anziché secondi? E non è una questione di pubblico/privato, di contratti o simili: accetteremmo che un quartiere di una città resti senza corrente o senza gas per tre o quattro giorni, come se fosse tutto normale? A prescindere dal fornitore.

Poi mi viene da pensare alle wireless mesh network di cui altrettanto si parla in questi giorni. Certo, potenzialmente offrono una robustezza molto alta, avendo molti path alternativi. Poi mi viene in mente il mio amico Stefano Suin che non manca mai di farmi notare l’importanza della diagnostica. Allora mi rivengono in mente i primordi di Internet, quando per capire come mai un pacchetto non arrivava a destinazione i singoli sistemisti confrontavano i risultati dei traceroute con la loro conoscenza della mappa di Internet, e all’utilizzo del source routing… decisamente anche questa non mi sembra una situazione da infrastruttura critica. Allora decidiamoci: se Internet deve diventare un’infrastruttura critica, allora è il caso di curare prima di tutto l’affidabilità. Se l’attenzione è alla banda, allora la scelta è che Internet serve come canale alternativo di intrattenimento. Basta capirsi.

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