Il più grande supercomputer del mondo

Mi ero perso questo commento al worm “Storm”: attualmente si tratta del più grande supercomputer  (distribuito) al mondo, almeno in termini di numero di CPU e di memoria. Dice in sostanza il commento: “Potrebbe essere la prima volta che il più grande computer al mondo non è controllato da un governo ma da criminali. Chissà cosa ne faranno?” Per chi è in cerca di FUD, ce n’è più che abbastanza…

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"Suspend to disk" per il desktop con Linux

Niente a che fare con la sicurezza, salvo qualche nota alla fine. Io sono uno di quelli che ha sempre una decina di finestre aperte sul desktop, con attività lasciate a metà alla sera e riprese il giorno dopo. Inoltre, la notte ho sempre fatto girare un po’ di batch per fare backup, aggiornamenti ecc. Quindi i miei computer la notte generalmente restavano accesi. Tuttavia, un rapido controllo sui consumi mi ha convinto che è il caso di fare diversamente, se non comporta troppi svantaggi. Il conto è semplice: il mio “sistema informativo” consuma nel complesso qualcosa come 300 Wh all’ora, ovvero 7,2 KWh al giorno. Consumi che però si sommano agli altri e quindi si vanno a piazzare nella fascia alta di prezzo, al momento circa 24 centesimi a KWh, ovvero circa 1,73 euro al giorno. Sembra magari poco, ma sono 630 euro all’anno. Costi più che giustificati se servono, ma potendo preferisco comunque spendermi i soldi al ristorante 😉 Spegnere tutto per dieci ore ad esempio riduce il costo a 368 euro. Ovviamente, se il tutto non mi costringe a perdere mezz’ora al giorno fra chiusura e riapertura di tutte le applicazioni. La soluzione alla fine è stata l’uso del “suspend to disk” più anacron. Sia chiaro che la soluzione è ovvia, e ci pensavo da tempo. Solo che il supporto per Linux mi aveva creato delle difficoltà, ed ero convinto che il mio pc principale, non proprio nuovo, non lo supportasse correttamente (ogni tanto, quando penso ai miei pc mi viene in mente la pagina di “Chaos Manor” che Jerry Pournelle scriveva su Byte quando leggevo quella rivista, ormai venticinque anni fa).

Comunque, spinto dall’ultima bolletta, ho deciso di fare un nuovo tentativo. Ebbene, ha “quasi” funzionato “quasi” subito. Prima di tutto, dopo alcune ricerche e tentativi mi sono affidato all’HOWTO disponibile nel CVS di Sourceforge e presente nel pacchetto “suspend-0.5-11mdv2008.0” di Mandriva, che ho installato. La buona notizia è che dal kernel 2.6.17 il supporto è direttamente integrato nel kernel. Dato che uso un kernel 2.6.22-6, pensavo, sono a cavallo. Non che patchare il kernel sia complicato, ma quando le cose non fnzionano avere un’operazione critica in meno che può non aver funzionato semplifica il debug. Trovare e installare il supporto giusto per la propria versione del kernel decisamente si qualifica come operazione critica (se non ci credete, provate a far funzionare un fax ISDN su Linux se non usate Suse). Avendo installato l’rpm di Mandriva, ovviamente alcune operazioni erano già state fatte. In teoria, sarebbe bastato settare le opzioni giuste nel kernel, ricompilare e… voilà. Ma quando mai succede così? Primo problemino: non ho trovato l’opzione CONFIG_ENCRYPT (forse per quella dovrò comunque patchare il kernel?) e per di più settarla nel file /etc/suspend.conf mi ha causato un errore nel parsing del file. Quindi al momento l’immagine salvata nella swap non è cifrata, e la cosa mi disturba un tantino. Cercherò di rimediare presto. Comunque compilo, configuro, poi provo da una console (sotto X) e si sospende… meraviglia! Manca solo di farlo ripartire. Riaccendo il PC, il sistema riparte… ma lo schermo resta nero 🙁 . Avevo letto infatti che far ripartire correttamente la scheda grafica è uno dei passaggi difficili. Provo allora senza X (cosa che peraltro gli HOWTO consigliano). Si sospende e… meraviglia, riparte! Allora provo a barare: con X aperto, passo ad una console con ctrl+alt+F1 e di eseguo il s2disk. Si sospende e riparte correttamente. Con F7 passo a X… e lo schermo torna nero 🙁 . Chiaramente, se X non funziona non me ne faccio niente, perché quello che voglio è non dover chiudere la decina di finestre. Penso allora che forse c’è qualche settaggio del BIOS legato alla scheda grafica che crea problemi… e trovo (un BIOS Award) che c’è un “ACPI Suspend Type” che era messo a S3/STR (suspend to RAM). Lo cambio a S1/POS (Power On Suspend) e… meraviglia, anche X funziona. Mi rimangono due problemi. Uno è quello della cifratura dell’immagine. L’altro, che ho risolto rapidamente, è che quando riemerge dalla sospensione il PC è esattamente nello stato in cui l’ho lasciato, senza screensaver, con una shell di root accessibile ecc. La cosa più semplice mi è sembrata la seguente: lancio lo screensaver, passo a una console (alt+ctl+F1), apro una shell di root, e lancio un “exec s2disk”. Una volta eseguito il comando, la sessione termina e la shell di root si chiude da sola,tornando al prompt del login.

Ultima cosa: dato che adesso tutte le cose che cron faceva partire di notte non verrebbero eseguite, ho attivato “anacron”, che è un “cron asincrono”: se il sistema è spento all’orario previsto per qualche job, al momento della riaccensione anacron lancia tutti i job che sono stati saltati. Quindi me li trovo attivi durante il giorno anziché di notte, quando disturbavano meno, ma tutto sommato la cosa è accettabile.

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Tempo di virtualizzare il desktop?

Sono un utente entusiasta (e beta tester) di VMware Workstation dalle primissime versioni, cioè da almeno otto anni: la società è stata fondata nel 1998, e la versione più vecchia che ho del software è del 1999. Da allora uso VMware essenzialmente per diversi motivi. Il primo è avere a disposizione una macchina Windows per le applicazioni o idispositivi che mi tocca usare e che su Linux non c’è verso di usare. Il secondo è provare configurazioni, anche di rete, senza aver bisogno di molti sistemi. Il terzo è separare contesti per esigenze di sicurezza.

Leggo sul Corriere della Sera  (il tema è trattato anche da ComputerWorld) che  “Smartphone, macchine fotografiche digitali, chiavette Usb e quant’altro entrano infatti ogni giorno negli uffici, e sovente anche servizi pubblici come Skype o i vari instant messenger sono regolarmente installati (e utilizzati) dai dipendenti proprio sul computer di lavoro. Il tutto in barba alle policy sulla sicurezza del sistema informatico aziendale”. Si tratta di un vecchio problema che si ripropone da anni, e che ogni volta viene “riscoperto” in funzione dei nuovi programmi o oggetti che l’utente utilizza sul proprio PC. Il problema principale di queste situazioni è, di solito, la politica aziendale. Spesso si tratta di un documento (quando non è solo nella testa del CIO) che nessuno conosce e che, soprattutto, nessuno si sente in obbligo di rispettare. A cosa serve una policy aziendale se poi “si sa” che tutti fanno quello che vogliono? Evidentemente chi l’ha scritta non aveva l’interesse o l’autorità per farla rispettare, o la politica è del tutto irrealistica rispetto alle pratiche e alle esigenze dell’azienda. Ad esempio, prevede che il Desktop sia gestito dall’IT, ma di fatto questi non hanno il personale per farlo e magari non hanno neppure un inventario completo dei sistemi presenti in azienda. In queste condizioni, le violazioni da parte degli utenti sono una conseguenza ovvia.

In queste condizioni, è forse meglio concedere all’utente un contesto in cui  avere un po’ più di libertà, senza che questa metta a repentaglio le risorse aziendali. Una possibilità è l’uso di una macchina virtuale. Avevo già valutato questa soluzione anni fa, quando il problema erano i PC usati sia per navigare, sia come emulatori 3270 (con apposita scheda) per accedere al mainframe. Allora però l’uso di una macchina virtuale era poco proponibile per questioni di prestazioni. Adesso il problema può essere più gestibile. Non ripeto come può essere utilizzata la macchina virtuale, ne ho già parlato qui. Vorrei invece sottolineare che l’uso di macchine virtuali permette di usare anche browser completamente separati (anche in termini di librerie) fra ambienti diversi. Questo può essere di aiuto nell’affrontare i problemi degli abusi dei browser: browser separati, uno per la rete aziendale, l’atro “forzato” ad uscire dall’azienda, ma fra i quali si possa fare un minimo di cut-and-paste (VMware lo permette) permette di evitare che attacchi al browser per la rete pubblica possano essere usati per accedere alla rete aziendale. Anzi, scoprire che il browser “pubblico” sta facendo cose strane (tipo lo scan di sistemi e porte) diventa a questo punto davvero banale.

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