Il desktop virtuale ha più successo di quanto pensassi

Leggo che una ricerca di Forrester Research indica già adesso non solo un interesse, ma anche una diffusione del desktop virtuale molto più alta di quanto mi aspettassi. “Circa il 18% afferma invece di aver già implementato tecnologie di virtualizzaizone client, mentre l’8% pianifica di farlo entro 12 mesi“. Per quanto questi numeri siano sempre da prendere con le molle, si riferiscono comunque a più di un quarto degli intervistati. E stiamo parlando di client. La considero una notizia molto buona.

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Gli italiani i soldi li vogliono online

Articolo di Punto Informatico. Nonostante siano circondati “con annunci sulla scarsa sicurezza della rete” gli italiani usano molto il banking online. Su questo possiamo fare due considerazioni, anzi tre: ci metto anche quella che la notizia è positiva. La seconda è che evidentemente le frodi fatte attraverso questo canale sono ancora poche, o forse gli utenti di home banking sono in media più “evoluti” e quindi più difficili da intrappolare con phishing e virus (qualcuno sa se sono state fatte indagini in proposito?). Come sappiamo, il cittadino medio reagisce al rischio percepito, in questo caso quello che lo tocca più da vicino: gli annunci contano meno delle disgrazie che (non) sono capitate al vicino. Probabilmente continua ad essere più alto il numero di frodi tradizionali, ma questo non è un buon motivo per addormentarsi sul dato positivo: il malware è sempre più mirato, presto ci saranno le prime frodi con grossi numeri (come vittime e come importo) e se non vogliamo che il trend positivo dell’uso di Internet rallenti dobbiamo essere pronti a dare delle risposte adeguate, non possiamo arrivare a dovercele inventare sul momento. Mi riferisco ad esempio all’efficacia di alcuni strumenti usati dalle banche rispetto alla compromissione del pc o al man in the middle. Non necessariamente gli strumenti devono essere aggiornati adesso, ma è bene essere preparati. Ma prima di tutto, mi piacerebbe vedere sparire completamente le home page delle banche in http, anziché https, o usare almeno il sistema usato da Cartasì (e da tutti i maggiori siti di e-commerce), ovvero ridirigere il cliente su una pagina https (non frame) quando vuole operare sul proprio conto.

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Attenzione alle hash function

Per parecchi anni queste funzioni sono state “poco interessanti”, tanto che la scelta fra funzioni di hash utilizzabili è sempre stata molto limitata (a meno di costruirle usando algoritmi di cifratura, cosa che comunque richiede di sapere cosa si sta facendo). Poi c’è stata un’ondata di risultati nella criptoanalisi di queste funzioni. Come riportato da Light Blue Touchpaper, il NIST lancia una competizione anche sulle funzioni hash. È un’ottima cosa, il risultato sarà un algoritmo “ottimo” ma molto probabilmente verranno realizzati anche diversi altri algoritmi di qualità. Speriamo a questo punto di veder definitivamente sparire MD5. Dato che tutt’ora lo sento citato anche in contesti come la computer forensic, dove un dubbio sul valore della funzione di hash può rovinare una prova, vorrei sottolineare che ormai per MD5 gli strumenti per trovare collisioni ci sono da tempo. L’articolo riporta un’ottima bibliografia commentata per chi vuole approfondire il tema delle funzioni hash perché, dice giustamente, nei prossimi anni ci sarà molta attività su questo fronte.

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