Furto di identità

Ho appena ricevuto una telefonata interessante. Una signora mi chiedeva notizie di un acquisto fatto in seguito ad una mia offerta fatta su eBay a nome “c.telmon”. Le dico che non ho fatto offerte su eBay, e naturalmente mi tengo sul sospettoso. La signora mi fa una serie di domande per cercare di avere conferme, o forse per avere notizie: io faccio lo stesso. Dopo una serie di “me lo dica lei” reciproci, la signora riaggancia, dicendo che “farà quello che deve fare, dato che crede che sia stato io”. Dato che mi sembrava sincera, vado a verificare, ed effettivamente su eBay c’è un annuncio a nome c.telmon in zona San Giuliano Terme. Naturalmente, l’account non è mio. Temo quindi che la signora si sia presa un pacco… per quanto il furto di identità sia stato fatto per frodare qualcun altro, ed abbia usato dati reperibili da un qualsiasi elenco telefonico, devo dire che essere coinvolti anche indirettamente in una faccenda del genere dà una sensazione spiacevole, e magari mi causerà qualche seccatura. Ovviamente ho segnalato la cosa a eBay, per quello che può servire…

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Che fare con i soldi delle multe a Microsoft?

Dal Sole24Ore: «È la prima volta in 50 anni di politica di concorrenza Ue che la Commissione ha dovuto infliggere una multa per il non-rispetto di una decisione in materia di antitust», ha affermato il commissario alla Concorrenza Neelie Kroes. questo, e la freddezza con cui è stato accolto il recente annuncio di Microsoft su una maggiore apertura (sempre dal Sole24Ore: «Ogni mossa verso una genuina interoperabilità è benvenuta – è scritto in una nota – ma notiamo come l’annuncio di oggi segue almeno altri quattro annunci simili») permette di vedere sotto una luce diversa il “nuovo corso” di apertura ad una maggiore interoperabilità. Ma naturalmente questa e altre considerazioni che si potrebbero fare lasciano il tempo che trovano: Microsoft è stata condannata per abuso di posizione dominante, ha pagato le multe e sperabilmente (e necessariamente) adesso aprirà ad una maggiore interoperabilità. Capitolo chiuso? Certo che no: i danni di una decina di anni di abuso (il procedimento è iniziato in relazione a Windows 2000) non spariscono certo perché Microsoft ha sborsato un miliardo di euro. Come spesso succede, alla fine del procedimento i vantaggi e i danni rimangono più o meno gli stessi.

Quello che potrebbe realmente aiutare a rimediare ai danni sarebbe il reinvestimento dei soldi della multa in attività di sviluppo nei settori che sono stati danneggiati. Parlo di sviluppo, non di ricerca, perché quello che serve è ricostruire un mercato danneggiato, e non far avanzare i prodotti esistenti. E naturalmente, i vantaggi di questo sviluppo dovrebbero andare a vantaggio dell’intera collettività, che insieme alle ditte che sono fallite è quella che è stata danneggiata.

La conseguenza ovvia di questo ragionamento è abbastanza ovvia: l’Unione Europea dovrebbe investire quei soldi in progetti di sviluppo open source da parte di aziende europee; questo permetterebbe al mercato europeo dell’IT di avere una spinta formidabile sia sul mercato interno che come competenze da sfruttare per la concorrenza con l’estero, e”restituirebbe” ai cittadini e alle aziende europei parte di quanto è stato loro sottratto dalle pratiche illecite.

Naturalmente si tratta di una provocazione, ma come direbbe qualcuna, riparliamone 😉

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Conservazione dei dati sul traffico: non siamo quelli messi peggio

Magra consolazione… anche perché le cattive idee fanno tendenza 😉

A quanto pare in Francia ci sono progetti di far tenere non solo agli ISP ma anche ai gestori di servizi di hosting molti più dati di quanti ne vengono richiesti in Italia: protocolli, siti contattati ecc. per permettere di “identificare chi ha contribuito alla creazione di contenuti”.

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