Denaro virtuale in un mondo virtuale

Ricordate quella storiella del ristoratore che voleva i soldi dal povero che aveva insaporito il pane con il profumo del cibo, e del giudice che lo faceva pagare con il rumore dei soldi? Quella che fino a ieri era saggezza popolare rischia di diventare da un giorno all’altro una grossa sciocchezza. Se da una parte si diffonde sempre di più l’utilizzo di strumenti come PayPal per le attività più varie (e meno virtuali), dall’altra ci si pone il problema di gestire economie interamente “virtuali”, come quelli di Seconf Life. Discutevo questo tipo di problemi alcuni anni fa, quando sembrava che gli strumenti di “moneta virtuale” dovessero avere successo: il problema era che il “denaro” avrebbe fatto la fine dell’oro: se ne sarebbe stato fermo nelle banche “a garanzia” di transazioni che avvenivano in un altro contesto e con altri strumenti, disponibile per una “riconversione” che alla fine non interessava più a nessuno. Poi la moneta virtuale è sparita insieme alle aziende che se ne occupavano, ma non mi stupirei se ritornasse di moda.

Fenomeni di questo tipo dovrebbero portarci a ragionare sulle basi dei meccanismi che utilizziamo: cos’è il denaro e a cosa serve, ad esempio: credo che si arriverebbe rapidamente alla conclusione che i diversi Stati, unici che possono battere moneta (se si dice ancora così), dovrebbero organizzarsi per trovare rapidamente una forma di denaro adatta al contesto. Da quello che si legge invece, il problema sarà affrontato come al solito a spizzichi e bocconi, sotto la spinta di tutele di interessi e mercati, con le tecnologie che si affannano a trovare soluzioni (raffazzonate) per salvare capre degli uni e cavoli nostri.

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Sicurezza di PHP

Due notizie a pochi giorni di distanza: uno degli esperti di sicurezza lascia il team di sicurezza di sicurezza di PHP, e il NIST lancia l’allarme sul numero di applicazioni PHP vulnerabili (ok, non sono notizie proprio fresche, ma sono stato in ferie 😉 Le criticità principali sono descritte chiaramente nelle prime righe del secondo articolo: PHP è utilizzato in uno dei contesti maggiormente a rischio, ovvero quello dei server Web, e viene utilizzato da un gran numero di “dilettanti”, ovvero programmatori che non hanno studiato con la dovuta completezza le specificità, anche di sicurezza, del linguaggio che utilizzano. Questo comprende naturalmente molti che prendono “framework” in PHP e li personalizzano, e certo sono molti. Del resto, la tentazione, anche con WordPress, di fare modifiche “al volo” per vedere gli effetti è forte. Tuttavia, sembra chiaro che se è così facile scrivere applicazioni insicure, PHP non offre sufficienti protezioni di per sè, almeno per il contesto in cui è utilizzato.
Comunque sia, non è difficile prevedere un aumento di interesse nei prossimi mesi nelle vulnerabilità di siti web con un uso poco accorto di PHP, nonché nelle vulnerabilità del linguaggio stesso, con la probabile creazione di qualche worm che si propaghi fra server anziché fra client. Date le esperienze passate di questo tipo, non è una prospettiva tranquillizzante. Soluzioni? Quello che si può fare è aggiornare e studiare tanto.

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Voter Paper Trail Not an Easy Path

ACM Technews segnala questo articolo (per accedere è necessario registrarsi): “Voter Paper Trail Not an Easy Path“, Atlanta Journal-Constitution (12/22/06); Campos, Carlos

Un esperimento fatto in Georgia, in cui il voto elettronico è affiancato dalla produzione di schede cartacee che il votante può verificare (prima che finiscano in un’urna, immagino) ha mostrato nuovi inaspettati problemi. 28 persone divise in sei team hanno dovuto contare a mano 976 voti “che coprono 42 votazioni”, impiegando cinque giorni. Dato che poi dicono che le schede coprono “la lunghezza di cinque campi da football”, immagino voglia dire che hanno contato 42 votazioni da 976 voti ciascuna. Si noti che sono schede stampate, non scritte a mano. Vuole dire sette conteggi a team in cinque giorni, poco più di un conteggio al giorno. Ebbene, la conclusione è che “contare i voti a mano sembra facile finché non lo fai”. Hanno avuto problemi come “dover ricominciare da capo perché i conti non tornavano”, e poi ci sono problemi come l’archviazione delle schede…

Visto? Noi pensavamo di essere rimasti indietro, invece c’è chi scopre adesso lo scatolone di catone 😉 Forse è la volta che riusciamo a vendere un po’ della nostra tecnologia agli USA…

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