Cringely spesso ci azzecca. Spero che ci azzecchi in particolare con questo articolo sulla telepresenza. Io abito a Pisa. Anni fa, quando ho fatto questa scelta, sembrava che il telelavoro fosse alle porte e che in breve tempo gli spostamenti, almeno per certe attività, sarebbero stati pochissimi. Così ho scelto di non spostarmi a Roma o Milano, le due città in cui di fatto c’è la maggior parte del lavoro nel settore della sicurezza (che, DPS a parte, interessa ancora quasi solo a grosse aziende e aziende finanziarie). In effetti, posso fare molto lavoro senza muovermi, ma c’è una cosa che ancora non si riesce a fare da remoto, e cioè le riunioni. La teleconferenza è tuttora un’esperienza mediocre: a parte la qualità delle comunicazioni e delle implementazioni che ho usato, per cui spesso la linea cade, o le persone si sentono poco o sono fuori campo, senza dubbio nell’incontro faccia a faccia la sensazione è diversa. Siamo abituati a utilizzare e a leggere anche il linguaggio del corpo e le espressioni facciali, e di tutto questo nella teleconferenza non rimane traccia, al massimo l’inflessione della voce. Così le riunioni “serie” continuano a dover essere faccia a faccia.
La mia esperienza peggiore da questo punto di vista è stata la seguente giornata, ormai di parecchi anni fa ma ancora me la ricordo: partenza in orario antelucano da Pisa, Cisa, arrivo a Milano verso le 8.30 alla sede del mio committente (una società di consulenza). Attesa di quasi un’ora perché il mio riferimento aveva alcune faccende da sbrigare e per sicurezza mi aveva fatto arrivare un po’ in anticipo… Partenza per Torino (lavori sull’autostrada), arrivo dal cliente, attesa perché il cliente era ancora impegnato con l’incontro precedente. Incontro con il cliente: circa venti minuti, passati essenzialmente a dire: “allora facciamo come deciso al telefono”. Saluti. Ripartenza per Milano, attesa di un’altra ora perché all’arrivo il mio committente ha trovato una cosa urgente da sbrigare. Altro quarto d’ora fra me e il mio committente, essenzialmente per ripeterci: “allora facciamo come concordato per telefono e stamattina dal cliente”. Saluti. Partenza, Cisa, rientro in tardo pomeriggio a Pisa. Una giornata buttata (a parte i costi e la fatica) per due incontri di un quarto d’ora, inutili nella sostanza perché ripetizioni di cose già dette. Mentre riflettevo sul modo idiota in cui avevo buttato la giornata, mi sono allora reso conto che c’è comunque una differenza fondamentale fra dirsi le cose da remoto e dirsele di persona, soprattutto se ancora non ci si conosce: guardarsi negli occhi fa capire molte cose più di una telefonata o di una videoconferenza.
Ho avuto occasione di parlare con alcune persone di Cisco che, chiacchierando, mi hanno magnificato il loro prodotto di telepresenza. La differenza essenziale rispetto a una videoconferenza, a parte la qualità dell’immagine e i costi 😉 , sarebbe che dà effettivamente la sensazione di essere tutti seduti intorno allo stesso tavolo. Per questo, non conta solo la parte informatica ma anche l’ambiente. Ecco, se dovessi dire una cosa per la quale è utile la banda “molto”larga, questa è una. Ma anche qui, il problema è soprattutto di qualità, più che di quantità: la banda offerta deve essere realmente disponibile e garantita, se un sservizio di questo tipo non è affidabile o perde di qualità, perde anche di senso. Riuscirà a sostituire tanti viaggi “inutili”?
Ad esempio, in un’attività di audit spesso un buon 80% del tempo lo si passa ad intervistare persone. Se questa attività, che è essenzialmente di “chiacchiere” potesse essere fatta da remoto sarebbe un grande risparmio, ma è chiaro che è anche un’attività che richiede di stabilire un rapporto abbastanza diretto con l’intervistato. Si potrà fare con la telepresenza, o comunque è una questione di pelle, e serviranno comunque incontri di persona? Naturalmente, nell’ipotesi che scenda di prezzo e che si diffonda almeno come servizio nelle varie città, se non come strumento aziendale o addirittura personale…
Nel frattempo io continuo a viaggiare fra Pisa, Milano e Roma, perché in Toscana, dopo tanti anni, di attività sulla sicurezza per ora ne ancora ho trovata poca, ma di trasferirmi non ne ho voglia, perché la Toscana è bella…